L’idea di libertà (4E LES)

La schiavitù senza censure (a cura di Eloise e Martina)

All’interno del progetto sull’idea di libertà coordinato dal tirocinante Matteo Bonifacio, il 18 marzo scorso abbiamo guardato il film 12 anni schiavo, ambientato nel 1841, prima della Guerra di secessione.
Questo film parla della straziante storia di Solomon Northup, un talentuoso violinista nero e libero che vive nella cittadina di Saratoga Springs (nello Stato di New York) con la moglie Anne e i figli Margaret e Alonzo.

Ingannato da due falsi agenti di spettacolo, si reca con questi a Washington, dove – dopo essere stato drogato – viene imprigionato, frustato, privato dei documenti che certificano la sua libertà e portato in Louisiana, dove rimarrà in schiavitù fino al 1853, cambiando per tre volte padrone e lavorando principalmente nella piantagione di cotone del perfido schiavista Edwin Epps.

Tra la crudeltà di Epps e inaspettati quanto rari atti di bontà, Solomon lotta non solo per sopravvivere, ma anche per conservare la propria dignità. Nel dodicesimo anno della sua indimenticabile disavventura, l’incontro casuale con l’abolizionista canadese Samuel Bass rappresenta per la sua vita la svolta cui quasi non sperava più.

Bass riesce a rintracciare la famiglia di Solomon che così in breve è raggiunto, identificato e finalmente liberato. Tornato a casa, riabbraccia la moglie e i figli ormai adulti, tra cui la figlia che ha avuto un bambino che ha chiamato come suo padre.

Negli anni successivi Solomon intraprese una battaglia legale contro i rapitori senza tuttavia avere successo e si impegnò nella causa abolizionista.

Alcune riflessioni…

Un individuo libero può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, ricorrendo alla volontà di ideare e mettere in atto un’azione, mediante una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla.

Questo film – tratto da una storia vera – è stato utile per rendere l’idea di quanto importante sia la libertà per ognuno di noi e di quanto fondamentale sia possederla. Non dover dipendere da nessuno, non essere costretto a comportarsi in un certo modo e soprattutto essere in grado di scegliere secondo i propri principi, la propria educazione e secondo il proprio pensiero è il concetto fondamentale che ogni individuo deve rammendare.

Une réflexion personnelle sur la liberté (a cura di Kevin e Martina)

La lecture du poème « Liberté » de Paul Éluard nous a fait réfléchir sur la notion de liberté et sur la place qu’elle occupe dans notre vie.

Selon nous la liberté est fondamentale, quel que soit le type de liberté : d’expression, politique, de religion, de presse, de réunion, d’association…

Aujourd’hui elle est présente en Italie mais pas dans le monde entier. En effet, il y a des pays où elle n’existe pas malheureusement et les gens souffrent de cette situation insupportable et honteuse.

Si nous voulons citer un exemple, il suffit de penser à l’Afghanistan où les femmes n’ont pas les mêmes droits que les hommes ; en effet, elles n’ont pas la possibilité de sortir sans leur homme, elles doivent s’habiller selon leur coutume (souvent obligées au port du voile) et n’ont pas la liberté d’exprimer leur opinion, de travailler ou d’aller à l’école.

Aujourd’hui la liberté peut être diffusée à travers de nombreux moyens de communication : la télé, les journaux, les livres, les réseaux sociaux, la publicité… chacun peut exprimer sa manière d’être libre !

Pour terminer notre réflexion, nous pensons qu’il est nécessaire de citer quelques femmes qui ont changé l’histoire grâce à leur force de volonté et à leur manière de se sentir libres : Jeanne d’Arc qui a libéré la France des Anglais en 1429 ou Rita Levi Montalcini qui a obtenu le prix Nobel pour la médicine en 1986.

Comme nous pouvons bien le comprendre, la liberté est essentielle pour vivre heureux et en paix. Nous avons eu la chance d’être nés en Europe et pas dans certains Pays du monde où la liberté est reniée, humiliée, trahie.

Sport e disabilità (a cura di Caterina, Eleonora e Martina)

Il 28 marzo abbiamo avuto l’occasione di incontrare Chiara Varuzza e Olly De Gregorio del gruppo sportivo Ruote libere.

Olly ha brevemente raccontato la sua vita, come sia riuscita a conciliare scuola e sport e in seguito anche la disabilità. Chiara Varuzza invece ha presentato e spiegato il significato, e in cosa consiste il progetto Ruote libere. Ci spiega che la ruota non rappresenta solo quella ginnastica, ma la “protesi” della persona in sedia a rotelle; libere da infortuni degli schemi che la ginnastica impone, senza confini né barriere.

Il racconto di Chiara è stato preceduto da una breve intervista, nella quale ci ha anche raccontato tutte le sue esperienze sportive, tra cui: il paraciclismo, la ginnastica artistica, lo sci e il nuoto, e il suo significato per lei.

In più della ginnastica artistica ci ha raccontato un suo bel momento è uno brutto. Dai suoi racconti è nata una riflessione su come lo sport possa essere conciliato con la disabilità. Martina ha fatto un interessante intervento leggendo una frase di Nelson Mandela:

“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo.hai il potere di ispirare. Esso ha il potere di unire le persone in modo che poche altre cose fanno. Parla i giovani in una lingua che comprendono. Lo sport può essere speranza dove una volta c’era solo disperazione.è più potente di ogni governo non rompe le barriere razziali no. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”

Il giorno seguente è stata svolta un’attività motoria in palestra con i palloncini, per sviluppare la coordinazione oculo-manuale e la corretta postura. In questa attività sono stati svolti diversi esercizi: lo scopo era colpire dei pallonicini colorati, ma cambiavano il numero di palloncini coinvolti e la disposizione del gruppo cambiavano sempre! Martina racconta questa esperienza come una possibilità di inclusione e divertimento, oltre la parte motoria che ha trovato mediamente difficile.

Caterina ha svolto gli esercizi in coppia con Martina e ha trovato l’attività molto divertente e stancante: le capacità motorie di entrambe sono state messe alla prova. Tutti hanno trovato questa esperienza molto divertente e formativa.

Articolo coordinato dai docenti del gruppo di inclusione